| Caro Presidente, ho letto con molta attenzione la tua lettera aperta, e pur condividendone molti aspetti, sono però rimasto perplesso di fronte alla tua rappresentazione dello sport italiano come un'isola felice. Sappiamo bene che la realtà è un'altra, come testimoniano le frequenti indagini che coinvolgono il mondo del calcio, la preoccupante diffusione del doping, la violenza negli stadi e il dissesto finanziario dello sport professionistico. Si tratta di una rappresentazione del sistema sportivo troppo idilliaca, prodotta da un atteggiamento di superiorità e di invulnerabilità del nostro mondo, a mio avviso fuorviante. Nasconde una verità innegabile: nonostante il CONI abbia contribuito alla diffusione dello sport, sopperendo alle carenze dello Stato centrale, la sua era gloriosa è ormai passata. Infatti il Comitato Olimpico italiano, soggetto anomalo per competenze e risorse rispetto agli omologhi degli altri Paesi, e che come unico centro di imputazione delle problematiche del settore ha di fatto impedito un salutare pluralismo decisionale, presenta oggi evidenti segni di cedimento. La sua struttura interna lo dimostra: un Consiglio nazionale che liquida un bilancio da cinquecento milioni con pochi minuti di discussione, ed è allo stesso tempo responsabile dell’elezione della governance sportiva, testimonia un sistema ingessato su se stesso incapace, da quando ha perso la sua autonomia finanziaria, di andare oltre la propria autoreferenzialità. Il sostegno pubblico, infatti, mentre alimenta il sistema, rischia di nascondere gli effettivi bisogni e le potenzialità reali di un apparato sportivo che produce più di quanto riceva. Per questi motivi, come sostengo da tempo, dobbiamo affrontare queste carenze strutturali, organizzative e culturali, sia pubbliche che sportive, con una serie di interventi che non si limitino a toccare il Comitato Olimpico, ma investano l’intero settore, consentendo di voltare pagina con chiarezza. In fondo, la scelta del Presidente Monti di non sostenere la candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2020, se è in parte da addebitare ad una congiuntura economica sfavorevole, dall’altra è anche il prodotto di una gestione del progetto che ha replicato le storture del modello sportivo italiano, autoreferenziale e antiquato, incapace di rispondere ad una crescente domanda di sport. Come si può pretendere che, in un momento delicato come questo, il Paese comprenda una candidatura cui lo stesso CONI ha dedicato una discussione frettolosa e sommaria in Consiglio nazionale, senza peraltro aver mai ricercato con convinzione il consenso di tutte le forze politiche presenti in Parlamento? L’amara decisione governativa deve, però, essere oggi l'occasione per ripensare l'intero sistema e per togliere il velo che copre la realtà imperfetta dello sport italiano, stimolando una maggiore consapevolezza interna. Già, perché trincerarsi dietro lo scintillare delle medaglie e immedesimarsi nelle vicende dei grandi campioni, o ripetere che siamo un'isola felice, é tanto inutile quanto dannoso se si ha a cuore il bene dello sport italiano. Non mi stancherò mai di ripeterlo: la grandezza di questo non passa solamente dai grandi eventi e dall’eccellenza agonistica, ma si concretizza nella capacità di coinvolgere nella pratica il più alto numero di persone, nel veicolare il concetto che lo sport è di tutti, ma soprattutto per tutti. Una riforma è quindi opportuna, ma perché possa essere efficace, deve partire dall’interno: tu, per autorevolezza e competenza, devi esserne il portabandiera. E’ per questo motivo che mi rivolgo a te caro Presidente: perché vorrei che dalla dolorosa scelta dell’esecutivo scaturisse un’esigenza riformatrice del sistema sportivo italiano di cui il CONI fosse portatore assieme a tutti coloro che, come me, amano lo sport e, proprio per questo, scelgono di vederlo così come esso è, con pregi e difetti, ma non per questo rinunciano a volerlo migliore. Te lo chiedo con la testa da parlamentare e il cuore di dirigente sportivo. Claudio Barbaro |